Ufficio per la Liturgia

Diocesi di Como

Pasqua di risurrezione

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Giorno di Cristo risorto.

Veglia nella Notte santa.

Per antichissima tradizione, questa è una notte di veglia in onore del Signore (cfr. Es 12,42). La Veglia che in essa si celebra, dal momento che commemora la notte santa nella quale il Signore è risorto, è ritenuta ‘la madre di tutte le sante veglie’ (S. Agostino, disc. 219) In essa infatti la Chiesa aspetta vegliando la risurrezione del Signore, e la celebra con i sacramenti della iniziazione cristiana”.

Nelle parrocchie: alla Veglia pasquale si raccomanda la partecipazione completa, a partire dal rito del fuoco all’esterno della chiesa. La Veglia si deve svolgere in orario notturno. “Tale regola è di stretta interpretazione” (PCFP, 78).

“Nel rispetto della verità del segno, si prepari il cero pasquale fatto di cera, ogni anno nuovo, unico, di grandezza notevole, mai fittizio, per poter rievocare che Cristo è la luce del mondo” (PCFP, 82). “Le letture della sacra Scrittura descrivono gli avvenimenti culminanti della storia della salvezza, che i fedeli devono poter serenamente meditare nel loro animo attraverso il canto del salmo responsoriale, il silenzio e l’orazione” (PCFP, 85).

La liturgia della Parola è intenzionalmente lunga perché si tratta di vegliare: la durata è necessaria alla straordinarietà della Veglia.

Poi “viene celebrata nel sacramento del Battesimo la Pasqua di Cristo e nostra” (PCFP, 88). Nel caso – raccomandabile! – del Battesimo di neonati, è necessario anticipare i riti di accoglienza e l’unzione con l’olio dei catecumeni nel giorno del sabato santo.

Si dia risalto al fonte battesimale, memoria permanente della Chiesa che genera i suoi figli; perciò non venga usato un fonte posticcio.

“Si raccomanda di non celebrare in fretta la liturgia eucaristica; al contrario, conviene che tutti i riti e tutte le parole raggiungano la massima forza di espressione” (PCFP 91). “È desiderabile che sia raggiunta la pienezza del segno eucaristico nella Comunione ricevuta sotto le specie del pane e del vino” (PCFP 92).

Domenica di Pasqua

«Questo è il giorno che ha fatto il Signore, alleluia»

Le letture della Messa del giorno, fanno riferi­mento al sepolcro vuoto (Gv 20,1-9) e alla testimonianza di Pietro (At 10,34a.37-43) invitandoci a rinnovare la nostra fede nel «Vivente» e a conformare il nostro comportamento alle prospettive aperte per tutti noi dalla risurrezione di Cristo: «se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio» (Col 3,1). Le domeniche di Pasqua si presentano come un tempo unitario dedicato alla comprensione, all’approfondimento e all’irradiazione della presenza di Cristo risorto nella sua Chiesa e nel mondo. È un periodo caratterizzato dalla pienezza della gioia, annunciata dal Preconio pasquale e rilanciata dalla costante ripetizione dell’Alleluia.

Nelle celebrazioni eucaristiche del giorno (volendo richiamare gli impegni battesimali della Veglia per quanti non fossero stati presenti) si può procedere così: dopo l’omelia, si compie la Professione di fede battesimale, preceduta dalle rinunce e seguita dall’aspersione, meglio se attraversando l’assemblea (cfr. “Animazione giorno per giorno”, nella pagina precedente).

Nelle case i fedeli possono compiere la benedizione alla mensa con l’acqua benedetta nella Veglia pasquale.

Vespri battesimali. “Si conservi dove è già in vigore, o secondo l’opportunità si instauri, la tradizione di celebrare nel giorno di Pasqua i Vespri battesimali, durante i quali al canto dei salmi si fa la processione al fonte” (PCFP 98).

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