Ufficio per la Liturgia

Diocesi di Como

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XXX Domenica Ordinario C

Nella parabola, che la Liturgia odierna ci consegna, ci sono due modi di concepire l’uomo e il suo rapporto con Dio. La preghiera del fariseo è un rendimento di grazie a Dio. Solo apparente, però. In realtà, è un pretesto per lodare sé stesso e non Dio, compiacersi di sé per la mancanza di ogni peccato e per il merito delle buone opere, in forza delle quali si ritiene giustificato ed “esige” da Dio la ricompensa. La preghiera del fariseo non è preghiera, anzi è l’opposto: «Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé…»; il “tra sé” spiega bene che la sua “preghiera” non va oltre la sua stessa persona. Il pubblicano, invece, è “nella verità”: è consapevole della sua colpa e di non avere meriti davanti a Dio. Chiede grazia. La sua è “vera preghiera”. Perciò, dietro i due personaggi della parabola, si può scorgere l’opposizione tra due tipi di giustizia: quella dell’uomo che ritiene di poterla realizzare col compimento perfetto della legge e quella che Dio concede al peccatore che si riconosce tale e che si converte, accogliendo così la sua misericordia.

TESTI PER CELEBRARE

primo schema XXX TO C Pdf 1

secondo schema XXX TO C Pdf 2