Ufficio per la Liturgia

Diocesi di Como

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Un ritratto di mons. Felice Rainoldi

Il testo seguente è il ricordo di mons. Felice Rainoldi scritto da don Saverio Xeres e letto il giorno del funerale, sabato 2 gennaio 2016 a Morbegno.

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Mons. Felice Rainoldi (crediti immagine: Gerardo Monizza)

Sia lode a Te, Padre buono.

Tu ami tutte le tue creature, e nulla disprezzi di quanto hai creato; ma, certo, con questa tua creatura, Felice, sei stato particolarmente generoso, colmandolo di doni eccellenti: acutissimo intelletto, emotività vibrante, fantasia prodigiosa. Con sali di sapienza attinti dalla nobile, amata terra di Chiuro e aromi di antiche tradizioni culturali e religiose, assorbiti dal suo ambiente familiare, un’umanità densa e vigorosa è maturata in lui.

Sia lode a Te, Figlio di Dio, venuto ad abitare nella nostra carne mortale.

Hai immerso Felice nella tua Pasqua, conformandolo, nell’acqua del Battesimo, alla tua stessa vita, per poi chiamarlo a seguirti come tuo discepolo, rendendolo – insieme a suo fratello, padre Umberto – annunciatore della tua parola, dispensatore della tua Grazia. A piene mani egli ha gettato il buon seme del Vangelo nei solchi della nostra terra, prima in Como Sant’Agata, poi a Urio, per quasi 25 anni, quindi a Luisago, infine in cattedrale. In questi ultimi anni di residenza a Morbegno, ha voluto di nuovo privilegiare, con delicatezza evangelica, una piccola parrocchia, come Bema: aggrappata – è il caso di dire – alla montagna. Ad essa ha dedicato le sue cure più amorevoli e premurose.

Sia lode a Te, Spirito Santo.

Tu generi e fai crescere la Chiesa come tuo Tempio vivo. Hai suscitato in mezzo a noi il tuo servo Felice, lo hai consacrato con l’unzione. Ed egli ha servito con grande generosità la nostra comunità diocesana, e tutta la Chiesa italiana, con la sua vasta competenza teologica, la sua creativa vena musicale, il suo insegnamento appassionato a generazioni di alunni del nostro seminario, e a molti altri giovani. Innumerevoli i testi, le melodie, i sussidi, le pubblicazioni, i manoscritti e gli abbozzi che egli ha messo a disposizione del popolo sacerdotale chiamato a far risuonare tra gli uomini le lodi di Dio. Ci ha condotto per mano nel canto e nella preghiera; ci ha insegnato a vivere e gustare la liturgia; ci ha fatto conoscere pagine nascoste della storia della nostra gente. E, in tutto questo, ci ha testimoniato, soprattutto, la sua fede sincera e profonda.

Ripieno dello zelo per la tua casa, non ha mai potuto tollerare mercanti e ciarlatani che talora si aggirano al suo interno. E’ solo un aspetto, questo dell’intima sofferenza che ha accompagnato tutta la sua vita: i suoi alti ideali, le sue idee nitide, i suoi slanci generosi, le sue intenzioni pure, si scontravano con quei compromessi, per molti forse inevitabili, perfino consueti, che egli, invece, non poteva sopportare in alcun modo. Eri tu, fuoco dello Spirito, che interamente lo avvincevi, rendendolo talora perfino incandescente… ma alla fine restava solo una luce buona a brillare, nei suoi occhi, spesso velati di lacrime, riflesso di un animo ancora capace di stupore.

Siano grazie a Te, Spirito di consolazione, che gli hai posto accanto, lungo tutta la vita, persone sensibili che – comprendendo il valore dell’uomo e, insieme, la debolezza del suo animo così delicato da sembrare talora indifeso – gli hanno voluto bene, ricevendo da lui in cambio il dono prezioso di un’amicizia tenera e sincera. In particolare, Ti ringraziamo, Spirito di amore, per il suo parroco, don Attilio: negli anni della malattia e della solitudine, ha aperto per lui le porte della sua casa e del suo cuore, prendendolo con sé come un fratello. La loro sorprendente intesa nella reciproca diversità ci ha ben testimoniato, o Spirito di comunione, la tua forza soave che raccoglie in unità senza mai annullare le ricchezze della differenza.

***

O Trinità beata, amore senza ombra e senza posa, incontro a Te accompagniamo il nostro fratello Felice, creatura del Padre, discepolo del Figlio, consacrato dallo Spirito: egli ritorna nel tuo grembo, per rinascere alla vita senza fine. Sia sacrificio a te gradito l’offerta della sua vita che per noi rimane eredità feconda.

E mentre ora, Felice, egli canta per sempre le tue lodi, noi proseguiamo, rincuorati, lungo il cammino, nell’attesa operosa di quella festa del Regno per lui già iniziata ma che noi pure anticipiamo in questa assemblea orante, nell’intensa fraternità, nel rendimento di grazie. Per lui celebrato, oggi, in particolare. Con lui, ancora una volta, vissuto. Sempre e soltanto per la Tua gloria. Amen, alleluia!